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Stabilitas nella tradizione manos cattolica

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«Stabilitas» nella Tradizione Cattolica

Walter Vassallo ofm

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Indice

Abbreviazioni...3

Prefazione...1

«Stabilitas» nella tradizione cattolica...2

La Sacra Scrittura...2

La Chiesa antica...3

La svolta del monachesimo...4

Gli Ordini mendicanti...6

I Chierici Regolari...7

Le Congregazioni moderne e l’epoca contemporanea...8

Il magistero ecclesiastico negli ultimi cinquanta anni...8

Conclusione...10

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Abbreviazioni

Adhort. ap. Adhortatio apostolica

BF Bullarium Franciscanum Romanorum Pontificum

CIC Codex iuris canonici, auctoritate Ioannis Pauli Papae II promulgatus

CIVCSVA Congragatio pro Institutis vitae consecratae et Societatibus vitae

apostolicae

Const. ap. Constitutio apostolica

Const. dogm. Constitutio dogmatica

CpC Congregatio pro Clericis

Decr. Decretum

DIP Dizionario degli Istituti di Perfezione

Ep. Epistula

IVC Istituti di vita consacrata

LG Const. dogm. Lumen gentium

Litt. enc. Litterae encyclicae

m. p. Motu proprio

OT Decretum: Optatam Totius

PC Decretum: Perfectae Caritatis

PI Normae Directivae: Potissimum institutioni PL Patrologiae cursus completus: series latina

RC Istruzione: Renovationis Causam

RegBen Regula Sancti Benedicti

RegBull Regula Bullata

RFIS SCEC, Ratio fundamentalis institutioni sacerdotalis (19 mar. 1985) RipC CIVCSVA, Istruzione: Ripartire da Cristo

RnB Regula non Bullata

SCEC Sacra Congregatio pro institutione Catholica

SVA Società di vita apostolica

VC Adhortatio apostolica Vita consecrata

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Prefazione

Vita consecrata per consiliorum evangelicorum professionem est stabilis vivendi forma qua fideles, Christum sub actione Spiritus Sancti pressius sequentes, Deo summe dilecto totaliter dedicantur, ut, in Eius honorem atque Ecclesiae aedificationem mundique salutem novo et peculiari titulo dediti, caritatis perfectionem in servitio Regni Dei consequantur et, praeclarum in Ecclesia signum effecti, caelestem gloriam praenuntient1.

Il primo canone della sezione De institutis vitae consacratae dichiara che la vita consacrata è una stabilis vivendi forma. Ciò implica che la dimensione di stabilità è importante per la vita consacrata.

Poco si è scritto su questa dimensione negli ultimi decenni anche se alcuni aspetti della stabilità, come la perseveranza e la fedeltà, sono tematiche molto pertinenti alla vita consacrata2. In questo breve articolo si desidera fare luce su come la parola «stabilità» si è usata nell’ambito della fede cattolica.

1 CIC, can. 573 §1.

2 Cfr. C. BROVETTO, Il problema della stabilità della vita religiosa, in: Vita Religiosa, an. 6

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«

Stabilitas

» nella tradizione cattolica

«Stabilità» significa «essere stabile». L’aggettivo «stabile» denota diversi significati come ben saldo, fisso o inamovibile. Usato in senso figurativo significa durevole, costante, permanente, duraturo o non variabile3. Ci si chiede in quale senso la parola «stabile» viene usata nell’ambito ecclesiastico.

La Sacra Scrittura

Nei libri storici l’aggettivo stabilis, con tutte le possibili varianti, viene usato per indicare la promessa che Dio fa a Davide: «stabiliam thronum regni eius usque in sempiternum»4, un trono che sarà «firmissimus in perpetuum»5. L’azione è di Dio, è Lui che renderà stabile il suo regno e la sua discendenza6. È qualcosa di duraturo e perpetuo, ben saldo ma non fisso, permanente ma variabile — in quanto sia il re sia il territorio del regno cambieranno.

La distruzione del tempio e l’esperienza dell’esilio in Babilonia minacciarono la fede del popolo d’Israele in Dio e nelle sue promesse. In questo contesto il profeta Isaia sollecita il popolo a pregare con insistenza finché Dio non abbia ristabilito Gerusalemme7. Allora il popolo gioirà nel vedere Gerusalemme riedificata8 e tramite l’opera restauratrice di Dio, le antiche promesse di un regno duraturo e permanente si riavverano.

Nei libri sapienziali stabilis è usato per qualificare l’azione creatrice di Dio. Dio ha fondato la terra su una base stabile, che non potrà mai vacillare9. Il senso che esprime è quello di ben saldo, fisso.

3 Cfr. N. ZINGARELLI, Lo Zingarelli minore. Vocabolario della lingua Italiana, Bologna 121995.

4 2 Sam 7, 13; Cfr. 2 Sam 7, 16. 26; 1 Cr 17, 11. 16-17; 1 Re 2, 45; 11, 38, l’edizione usata è la Nova Vulgata in virtù del carattere di autenticità e ufficialità datagli dal Supremo Legislatore (Cfr. IOANNES PAULUS II, Nova «Vulgata»; BENEDICTUS XVI, Liturgiam authenticam, 24. 37).

5 Cfr. 1 Cr 17, 14. 6 Cfr. 2 Sam 7, 13-16.

7 Cfr. Is 62, 6-7, «Qui commonetis Dominum, ne taceatis et ne detis silentium ei, donec stabiliat

et donec ponat Ierusalem laudem in terra». 8 Cfr. Is 45, 13; 58, 12; 61, 4.

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In confronto con l’empietà, la sapienza è stabilis10. Il sapiente sarà saldo quando confronta l’empio e avrà una base sicura nelle vie che percorre11. Il re saggio renderà il suo popolo saldo nella sua terra e gli porterà la salvezza12.

Nel Nuovo Testamento, Pietro scrive alla Chiesa perseguitata di Roma: «resistite fortes fide»13. Paolo esorta i Corinzi a rimanere saldi e irremovibili nella fede e nell’opera del Signore, anche se è faticoso14. Esorta i Colossesi di rimanere «in fide fundati es stabiles et immobiles a spe evangelii»15. La fermezza nella fede è resa possibile dalla morte di Cristo in croce, la fede in Lui rappresenta la perla preziosa (Cfr. Mt 13, 45-46) per cui vale la pena lottare al fine di custodirla. Era un periodo in cui i Cristiani erano una minoranza in mezzo ad una cultura pagana o giudaica. In questo contesto «stabilis» si usa per indicare la fermezza di fede, malgrado le altre culture e le altre religioni. Ciò comporta un sacrificio da parte del credente ma la morte di Cristo sulla croce e la speranza data dal vangelo stabiles»17 nella fede. La fede salda dei confessori e dei martiri rafforza i fedeli affinché anche loro perseverino sino alla fine18: «ut incorruptam fidei firmitatem non blanditiae decipiant, non minae terreant, non cruciatus ac tormenta devincant, quia major est qui in nobis est quam qui est in hoc mundo’»19. Le sofferenze e le torture subite non dovrebbero condurre al rinnegamento della fede ma a procedere più speditamente verso Dio20.

10 Cfr. Sap 7, 23.

11 Cfr. Gb 11, 15; Pr 4, 26; Sap 4, 3. 12 Cfr. Sap 6, 24; Sir 10, 1.

13 1 Pt 5, 9.

14 Cfr. 1 Cor 15, 58, «Itaque, fratres mei dilecti, stabiles estote, immobiles, abundantes in opere Domini semper, scientes quod labor vester non est inanis in Domino».

15 Col 1, 23.

16 Cfr. CYPRIANUS CARTHAGINENSIS, Ep. VI, 2.

17 CYPRIANUS CARTHAGINENSIS, Ep. VIII.

18 Cfr. CYPRIANUS CARTHAGINENSIS, Ep. III, 1; VIII.

19 CYPRIANUS CARTHAGINENSIS, Ep. VIII, “Che nessuna lusinga possa ingannare l’incorruttibile

fermezza della vostra fede, nessuna minaccia vi terrorizza, nessuna sofferenza o tortura vi sopraffà, perché ‘più grande è colui che è in noi, che colui che sta nel mondo’ (1 Gv 4, 4)”. 20 Cfr. CYPRIANUS CARTHAGINENSIS, Ep. VIII, «non ut stantem fidem dejiceret, sed ut homines Dei

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Cipriano esorta il suo gregge a seguire l’esempio dei martiri che si dimostrarono «in fide stabiles, in dolore patientes, in quaestione victores»21. I martiri sono quelli che hanno perseverato sino alla morte, mantenendo costante la loro fede22. La lotta della fede, preannunciata dai profeti, iniziata da Cristo, combattuta dagli apostoli, viene espressa tramite le parole di Paolo: «Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede» (2 Tim 4, 7)23. I Cristiani che sono rimasti fedeli nella persecuzione costituiscono il gruppo degli stantes, in opposizione ai lapsi24.

In un tempo di persecuzione, essere stabiles significa ‘rimanere forti in tempo di avversità’. È sinonimo di costanza e perseveranza nella fede cattolica. Un perseverare, dunque, in vista di un bene da custodire: la fede.

La persecuzione non è l’unica minaccia da cui i fedeli devono preservarsi. C’è il rischio di eresia, di scisma e di cattiva condotta25. Anche contro questi nemici dell’anima il cristiano deve rimanere stabile. In un simile contesto, le parole stabilitas e stat acquistano il significato di ‘rimanere nella Chiesa Cattolica’26, senza discedere o recedere27. Questo uso viene accentuato da San Cipriano nel trattato De Unitate Ecclesiae28.

Secondo Cassiano l’instabilità di mente e cuore è conseguenza del vizio di accidia29. Il vizio non solo rende l’anima inquieta ma rende il monaco «instabile e errabondo»30. Corrobora questo significato s. Benedetto nella Regola: «numquam stabiles, et propriis voluntatibus et gulae illecebris servientes»31. In confronto, riferita alla vita spirituale, stabilis delinea un senso di tranquillità d’animo32.

La svolta del monachesimo

Il monachesimo cambierà il significato di stabilis: «non si tratta più di essere stabile moralmente nella fede e nella virtù, o nei propri pensieri o sentimenti, ma di

21 CYPRIANUS CARTHAGINENSIS, Ep. VIII.

22 Cfr. CYPRIANUS CARTHAGINENSIS, Ep. XXXVII, 1, «Usque ad mortem fidele et stabiles et

inexpugnabiles perseveraverunt». 23 Cfr. CYPRIANUS CARTHAGINENSIS, Ep. VIII.

24 Cfr. CYPRIANUS CARTHAGINENSIS, Ep. XXVII, X-XII.

25 Cfr. CYPRIANUS CARTHAGINENSIS, Ep. XL, XLIV, XLVI, XLVII, LVI.

26 Cfr. CYPRIANUS CARTHAGINENSIS, Ep. LV.

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esserlo anche materialmente, rimanendo nel monastero dove si è entrati»33. Il male contro cui perseverare non è il persecutore della vita fisica ma quello dello spirito: il proprio peccato e il diavolo. Il monaco è chiamato a perseverare in questo combattimento spirituale. Come aiuto materiale egli sceglie di vivere stabilmente in un solo luogo fino alla morte34. La stabilitas acquista una dimensione esterna35.

San Basilio stabilisce che i monaci devono impegnarsi a vivere nello stesso luogo; al monaco non è consentito andarsene se non in casi speciali. I Concili di Calcedonia, Nicea II e Costantinopoli I e II continuarono ad insistere sul fatto che il monaco doveva rimanere nel monastero in cui era entrato36. Anche le autorità civili intervennero per regolare il movimento dei monaci; Giustiniano, nella quinta Novella, prende misure contro il monaco che si trasferisce in un altro monastero, interpretato come segno di incostanza e volontà malferma37.

In occidente la vita monastica venne plasmata dalla Regula Magistri e la Regula Benedicti38. San Benedetto usa la parola stabilitas solo in riferimento a due situazioni specifiche: quando parla di monaci girovaghi39 e dell’accoglienza dei nuovi aspiranti40.

L’operare verso Dio richiede costanza e perseveranza41, perciò il probando deve dimostrare che vuole perseverare nella stabilità prima di essere accolto alla professione42. Nella Regola Benedettina l’impegno di stabilità non rimane un’esortazione ma viene professata in modo solenne: «promittat de stabilitate»43. Diventa «un articolo formale del patto concluso con Dio»44. Perseveranza nella vita monastica e permanenza in un determinato monastero diventano due facce della stessa moneta: stabilità sia interiore sia esteriore.

33 A. DE VOGÜÉ, Stabilità, in: DIP, vol. IX, p. 108.

34 Cfr. BENEDICTUS NURSIAE, RegBen, Prologus, n. 50, «in eius doctrinam usque ad mortem in

monasterio perseverantes».

35 Cfr. A. DE VOGÜÉ, Stabilità, in: DIP, vol. IX, p. 108.

36 J. ŘEZÁČ, Stabilità, in: DIP, vol. IX, p. 106.

37 Cfr. IUSTINIANUS, Novellae Iustiniani, Nov. 5, cap. 7, p. 33, «Erronea namque talis est vita

monachica, nullatenus tolerantiae proxima, neque constantis et persistentis animae, sed iudicium habens circumlatae et aliunde alia requirentis».

38 Cfr. A. DE VOGÜÉ, Stabilità, in: DIP, vol. IX, p. 110.

39 Cfr. BENEDICTUS NURSIAE, RegBen, I, 11; LXI, 5. 12.

40 Cfr. BENEDICTUS NURSIAE, RegBen, IV, 78; LVIII, 9. 17; LX, 8.

41 Cfr. BENEDICTUS NURSIAE, RegBen, Prologus, 4. 50.

42 Cfr. BENEDICTUS NURSIAE, RegBen, LVIII.

43 BENEDICTUS NURSIAE, RegBen, LVIII, 17-18.

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L’instabilità di luogo dei monaci girovaghi indica un carattere dominato dai propri desideri: «semper vagi et numquam stabiles, et propriis voluntatibus et gulae illecebris servientes»45. Per questo li considera come la peggior categoria di monaci. Il rimedio per il monaco girovago è la sua volontà di vivere stabilmente in un monastero46. Pertanto, una simile richiesta non deve essere rifiutata dall’abate a meno che il monaco non sia pieno di pretese o difetti47.

La stabilitas loci ha come fine la salvaguardia del progresso spirituale del monaco: la «conversione morum suorum»48. La stabilità di spazio in un solo monastero per tutta la vita vuole rendere possibile la conversione continua49 che lo dovrebbe portare all’apice della perfezione50. Stabilità perciò non intesa come immobilità, visto che il monaco è chiamato ad un vero combattimento spirituale51, richiedente energia e coraggio52. La stabilità, così espressa, vuole proteggere e custodire la vita spirituale del monaco.

Gli Ordini mendicanti

Nel XII secolo avviene un forte cambiamento sociale e di conseguenza anche il modo di intendere e vivere la stabilitas muta. Gli Ordini mendicanti aboliscono la stabilitas loci ma collocano la stabilitas nell’obbedienza ai superiori e nella perseveranza della vita religiosa:

Frater Franciscus promittit obedientiam et reverentiam Domino Papae Honorio; ac successoribus ejus canonice intrantibus, et Ecclesiae Romanae. Et alii Fratres teneantur Fratri Francisco, et eius successoribus obedire53.

Frate Francesco colloca la stabilità del frate Minore nell’obbedienza che è duplice: verso la Chiesa Cattolica e verso i frati designati come ministri54.

45 BENEDICTUS NURSIAE, RegBen, I, 11.

46 Cfr. BENEDICTUS NURSIAE, RegBen, LXI, 5, «postea voluerit stabilitatem suam firmare».

47 Cfr. BENEDICTUS NURSIAE, RegBen, LXI, 5-7, «superfluus aut vitiosus inventus fuerit».

48 BENEDICTUS NURSIAE, RegBen, LVIII, 17.

49 Cfr. BENEDICTUS NURSIAE, RegBen, LVIII, 17.

50 Cfr. BENEDICTUS NURSIAE, RegBen, LXXIII, 2.

51 Cfr. BENEDICTUS NURSIAE, RegBen, I, 5.

52 Cfr. BENEDICTUS NURSIAE, RegBen, XLVIII; XLIX; A. DE VOGÜÉ, Stabilità, in: DIP, vol. IX, p.

108.

53 FRANCISCUS ASSISIENSIS, RegBull, I, 2-3.

54 Cfr. FRANCISCUS ASSISIENSIS, RegBull, I, 2-3; XII, 4, «ut semper subditi et subiecti pedibus

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Francesco esorta i frati a perseverare sino alla fine nella scelta di vita fatta e li ricorda che non gli è lecito uscire una volta entrati nell’Ordine55. Onorio III, con la Cum secundum del 1220, dichiara che a chi fa la professione nell’Ordine dei frati Minori non è lecito uscire56. Questo precetto viene consolidato nella Regula Bullata del 29 novembre 1223:

Finito vero anno probationis, recipiantur ad obedientiam promittentes vitam istam semper et regulam observare. Et nullo modo licebit eis de ista religione exire iuxta mandatum domini papae57.

La disposizione viene rafforzata due settimane dopo con la Fratrum Minorum (13 dic. 1223) che sancisce la pena di scomunica58, così che la perseveranza nella fede cattolica diviene una condizione senza la quale la vita dei frati Minori non può sussistere59.

Gli Ordini mendicanti recuperano, così, il senso antico di vita stabilis come perseveranza nella fede, intesa come permanenza nell’Ordine.

I Chierici Regolari

Dopo il Concilio di Trento sorsero degli Istituti di vita consacrata che intenzionalmente volevano evitare di essere considerati come religiones. Scelsero di emettere soltanto una professione semplice, senza mai emettere la professione solenne dei voti. In questo modo erano più liberi per dedicarsi ad una vita apostolica senza i vincoli dei religiosi. L’Istituto rischiava di sciogliersi man mano che i candidati si ritiravano. La soluzione adottata fu quella di aggiungere, ai voti semplici, il voto di stabilità. «Con queste caratteristiche il voto di stabilità o di perseveranza entrò in parecchi Istituti»60.

Negli Istituti di voti semplici la stabilità non veniva intesa in senso spaziale ma in termini di appartenenza all’Istituto, richiamando la nozione di stabilità come intesa da san Cipriano e la perseveranza nella vita monastica di san Benedetto.

55 Cfr. FRANCISCUS ASSISIENSIS, RegBull, II, 7-10; X, 10-12; RnB, II, 9-10; XVI, 10-19; THOMAS DE CELANO, Memoriale, 216.

56 Cfr. HONORIUS III, Cum secundum, in: BF, tom. I, p. 6.

57 Cfr. FRANCISCUS ASSISIENSIS, RegBull, II, 11-12.

58 Cfr. HONORIUS III, Fratrum Minorum, in: BF, Tom. I, p. 19.

59 Cfr. FRANCISCUS ASSISIENSIS, RegBull, XII, 4, «ut semper subditi et subiecti pedibus eiusdem

sanctae Ecclesiae stabiles in fide catholica paupertatem et humilitatem et sanctum evangelium Domini nostri Jesu Christi, quod firmiter promisimus, observemus».

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Le Congregazioni moderne e l’epoca contemporanea

La prassi di emettere il voto di stabilità negli Istituti non religiosi rimase fino alla fine del XIX secolo quando la Sacra Congregazione di Vescovi e Regolari precisò che, emettendo voti perpetui, non era più necessario quello di stabilità61. La stabilità del candidato è compresa implicitamente nei voti emessi in seno all’Istituto, che per loro stessa natura, legano la persona all’Istituto stesso. Di conseguenza, il voto formale di stabilità o perseveranza perse la sua importanza.

Il magistero ecclesiastico negli ultimi cinquanta anni

Il Magistero della Chiesa degli ultimi cinquanta anni riflette in modo unico le diverse connotazioni date alla parola «stabilis».

Nella costituzione dogmatica Lumen Gentium (1964) la parola «stabilis» non viene usata in senso univoco. Nel suo primo uso, l’aggettivo «stabilis» indica la permanenza del gruppo degli apostoli, come categoria di seguaci distinti dal cerchio più ampio dei discepoli62. Un secondo significato è quello istituzionale: la Chiesa istituisce forme stabili di vita e istituisce organi tramite cui i fedeli possono far conoscere i loro pensieri ai pastori63. Il suo terzo uso indica la fissità dei consigli evangelici, accennando che, più stabile è il vincolo, più perfettamente mostra il legame indissolubile di Cristo alla sua Chiesa64. Quest’ultimo significato viene ripreso dall’Istruzione Renovationis Causam.

Nella Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis (1985) la parola «stabilis» viene usata per lo più in un significato istituzionale: il ConcilioVaticano II stabilisce delle linee guida, la Conferenza Episcopale deve stabilire la Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis, la costituzione apostolica Sapientia Cristiana stabilisce le norme sullo studio, la Santa Sede stabilisce le giornate mondiali di preghiera per le vocazioni, ecc65. Indica un’azione dell’autorità della Chiesa che crea o dichiara una realtà.

Il Decreto sulla formazione dei sacerdoti, Optatam Totius (1965), la usa una sola volta per indicare che la maturità umana si riconosce da una certa fortezza d’animo (animi stabilitate)66. È l’unico documento che si rifà alla nozione di stabilità come qualità dell’anima.

61 G. ROCCA, Stabilità, in: DIP, vol. IX, p. 116.

62 Cfr. LG, 19, Gesù istituì gli apostoli come gruppo stabile. 63 Cfr. LG, 37. 43.

64 Cfr. LG, 44.

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Nell’Istruzione Renovationis Causam (1969) «stabilem» è una condizione interiore, appartenente alla persona consacrata, che viene espressa tramite la professione dei consigli evangelici. La consacrazione è più perfetta quando il consacrato, o la consacrata, emette la professione perpetua, con cui si impegna definitivamente nella vita religiosa. «Stabilem», quindi, è legata alla professione dei voti e all’unione con Dio a cui essi vogliono condurre67.

L’Istruzione Potissimum Institutioni (1990), invece, fatta eccezione di quando cita altri documenti68, usa il termine «stabilis» solo in riferimento ad una costanza di vita: il noviziato richiede condizioni di stabilità; la prima professione inaugura una certa stabilità nella vita del neo-professo e la stabilità di vita nel monastero69. Rievoca la stabilità di vita promossa da san Benedetto. iniziare e continuare: stabilire tratti programmatici per l’evangelizzazione e stabilire un dialogo con il mondo71.

L’Istruzione Faciem Tuam (2008), sul servizio dell’autorità e l’obbedienza, usa il verbo «stabilire» per indicare ciò che il diritto proprio deve fissare: le competenze della comunità, dei diversi Consigli, dei responsabili e del superiore72.

Il Decreto Perfectae Caritatis (1965) e l’esortazione apostolica Redemptionis Donum (1984) non usano mai la parola «stabilis» o le sue desinenza.

Nel magistero degli ultimi cinquanta anni emergono tre significati d’uso frequente per la parola «stabilis»:

1. L’azione dell’autorità ecclesiastica che crea una realtà o un’istituzione permanente (istituti, istituzioni, leggi, normative, linee guida, ecc.)73;

67 Cfr. RC, 2. 6. 31. 35.

68 Cfr. PI, 7. 10, cita il can. 573 §1 e LG, 43 rispettivamente. 69 PI, 50. 59. 75.

70 VC, 6. 9. 53, una forma stabile di vita. 71 RipC, 7. 26.

72 CIVCSVA, Faciem Tuam, 20.

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2. Le leggi ecclesiastiche che dichiarano una realtà o un modo di procedere74;

3. Una costanza di vita, connessa particolarmente alla professione dei consigli evangelici75.

Conclusione

È chiaro che la parola «stabilis» è polisemantica e che il contesto storico incide fortemente sulle connotazioni usate, tuttavia, è pur vero che indica una realtà costante e duratura. La stabilità delle istituzioni o del diritto creato dalla Chiesa Cattolica vuole tutelare la fede in Cristo, l’unità della Chiesa e la salvezza delle anime76. Anche la stabilità giuridica è determinata da motivazioni spirituali77. La fortezza d’animo esortata da Pietro e da Cipriano abbraccia la perseveranza richiamata da Pietro, Benedetto e Francesco. La stabilità di vita del monaco e la promessa di stabilità dei chierici regolari vuole tutelare la perseveranza della scelta fatta. «Stabilità» è legata a «perseveranza»78.

In conclusione, si può asserire che, applicata alla vita interiore, nella tradizione Cattolica stabilis significa ‘perseverare nell’intento originale in vista di un bene da conservare’. La permanenza può essere di diverso genere: di luogo, di appartenenza ad un Istituto, di appartenenza alla Chiesa Cattolica, permanenza nella fede durante la persecuzione, ecc.; ma il suo fine ultimo rimane lo stesso: aiutare la persona a custodire un bene — la fede, la propria consacrazione, la parola data a Dio tramite i voti, l’unità della Chiesa, ecc. — che con il tempo verrà minacciata.

Perciò, fratelli miei carissimi, rimanete saldi e irremovibili, prodigandovi sempre nell’opera del Signore, sapendo che la vostra fatica non è vana nel Signore79.

74 Cfr. RFIS, Faciem Tuam. 75 Cfr. OT, RC, PI, VC.

76 Cfr. CIC, can. 392; 1752; LG, 43.

77 Cfr. A. DE VOGÜÉ, Stabilità, in: DIP, vol. IX, p. 114.

78 Cfr. A. DE VOGÜÉ, Stabilità, in: DIP, vol. IX, p. 114.

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