για το φίλο μας
Scritti in ricordo di
Gaetano Messineo
a cura di E. Mangani, A. Pellegrino
Il volume è pubblicato da
© Edizioni Espera v.le Monte Falcone 71 00077 Monte Compatri (RM) www.edizioniespera.com [email protected]
Impaginazione a cura della Casa Editrice
Tutti i diritti riservati
ISBN 978-88-941582-3-6
In copertina:
Il giardino. Affresco del triclinio della Villa di Livia a Prima Porta, Palazzo Massimo alle Terme.
Frederick de Moucheron, Tour en ruine proche de Rome (recto); sec. XVII. Disegno; penna e inchiostro bruno; cm 19 x 32. Chantilly, Musée Condé, inv. DE 1116.
Indice
Premessa
pag. 7
Tabula Gratulatoria
» 11
Ricordi
S. Loiacono Clarke
Gaetano Messineo (
in memoriam
)
» 15
D. Scarpati
Gaetano Messineo: un archeologo per davvero
» 17
R. Spadea
Frammenti di una lunga amicizia
» 19
Abbreviazioni Bibliografiche
» 23
Pubblicazioni
di
Gaetano
Messineo
» 25
N. Allegro
Rilievo fittile da Himera
» 37
Α. Α
ρχοντίδου-Α
ργυρηΨαρά: Ένα «καταφύγιο» του µυκηναϊκού κόσµου στο κέντρο του Αιγαίου
» 43
M. Bedello Tata, L. Suaria
Scavo e valorizzazione di una villa rustica nell’area commerciale di
Castel
Romano
(Roma)
» 55
M. Bedello Tata, A. Bedini, L. Bassanelli, P. Bassanelli,
M. Muzzupappa, F. Bruno
Scoperte e restauri a Ficana tra vecchie e nuove collaborazioni
» 63
O. Belvedere, A. Burgio, R.M. Cucco
I nuovi scavi a Villa S. Marina
» 81
M. Buonocore
Gaetano Marini e i papiri di Ercolano: una inedita relazione del 1777
» 89
C. Calci
La serie Risorgimento Italiano delle medaglie di Francesco Grazioli
» 97
A. Carbonara, F. Panariti
Aggiornamenti sulla viabilità ostiense. La via Ostiense e la via Severiana
» 109
M. Cultraro
Elementi di interesse paletnologico nei depositi di olio bituminoso
della
Sicilia
centro-occidentale
» 129
M. David
Burdigala e Mediolanum nell’età di Teodosio. Fonti letterarie e fonti
F. Delpino
Felice Barnabei e il collezionismo artistico e antiquario
pag. 147
E. Di Giampaolo
Divagazioni archeologiche su un sito arcaico d’altura a Petralia Soprana
» 157
L. Finocchietti
Le caratteristiche topografiche del
vicus
di
Foruli
» 167
S. Gigli Quilici
Strade e marciapiedi, carri e pedoni a Norba
» 177
G. Greco
Da Hera Argiva alla Madonna del Granato: la costruzione di una iconografia
» 187
G. Grossi
Una nuova necropoli italica di tombe a tumulo nel territorio della sannita
Civitas
di Borrello (CH)
» 199
E. La Rocca
Sulla bottega di
Pasiteles
e di
Stephanos.
II.
Le
Appiades
di
Stephanos
nei
monumenta Asinii
e nel foro di Cesare
» 207
C. Letta
Un epigramma funerario su una stele con
Porta Ditis
dalla Marsica
» 225
F. Lo Schiavo
Ancora sulle spade votive: il complesso dal nuraghe S’Iscolca di Ozieri
» 231
E. Mangani
Concezio
Rosa,
abruzzese
» 247
A. Pellegrino
La ricerca archeologica ad Efestia (Lemno), 1992-1999
» 263
A. Pellegrino
Monte Pallano e la Lucania della valle del Sangro
» 271
R. Pierobon Benoit
“Planta pedis”: un modo di comunicare. Un caso dal territorio di Iasos
» 289
M. Piranomonte
Proseguire il cammino: l’attività sul territorio del XV municipio
dopo
Gaetano
Messineo
» 299
L. Quilici
La villa dei Settebassi a Roma Vecchia
» 307
M. Ricciardi
Lavori nel sito preistorico di Poliochni: esperienze di restauro e
valorizzazione condotte tra gli anni 1986 e il 1997
» 315
M.A. Rizzo
Rappresentazioni di navi su due grandi pissidi
white-on-red
dalla tomba 1
A. Russi
Per la storia del Museo Nazionale d’Abruzzo all’Aquila. Il dibattito sulla sua
istituzione e gli interventi di Gaetano De Sanctis e Valerio Cianfarani
pag. 333
R. Santangeli Valenzani
L’iscrizione di Teodora da Santa Sabina. Una nuova ipotesi di interpretazione
» 345
F. Vistoli, A. Locchi
Alla ricerca di Prassitele. Brevi note su un inedito scavo archeologico del
L’introduzione di norme specifiche per l’esecuzione di indagini archeologiche pre-ventive, in fase di progettazione, ha reso più incisiva l’opera di salvaguardia del territorio da parte delle Soprintendenze. Ha consentito, infatti, di apportare, in tempo utile, le necessa-rie modifiche alle pianificazioni territoriali e ai programmi di costruzione, evitando lungag-gini e ricorso ad interventi di emergenza, co-stosi in termini sia economici che temporali1.
Nel caso specifico, la scoperta e il recupe-ro della villa di Castel Romano sono avvenuti con queste modalità, ampiamente condivise con la committenza, attraverso la pianifica-zione degli interventi previsti per la realiz-zazione del Centro commerciale “Castel Ro-mano Shopping Village”, di cui si è evitato di stravolgere le principali caratteristiche di progetto. Questo è stato adattato alle esigen-ze di conservazione del complesso
archeolo-1 Nava 2009, passim.
gico, individuato e messo in luce nel corso delle indagini preventive, finendo poi per comprenderne al suo interno la valorizzazio-ne. La ricerca sul terreno e la campagna di scavo, che ne è seguita, sono state finanziate dalla proprietà, con l’accordo e sotto la dire-zione delle due Soprintendenze di Ostia e di Roma, che si sono avvicendate nella tutela di questa parte del territorio2.
L’attenzione verso l’area di Castel Romano, relativamente molto tranquilla fino al 2005, si intensifica a partire da tale data,
concretiz-2 I lavori di scavo, documentazione e restauro sono stati finanziati dalla SIECI s.r.l. del gruppo Maccaferri di Bologna. I sondaggi preventivi e la campagna di scavo sono stati con-dotti, sotto la direzione di chi scrive, dalla Società Land s.r.l. La sistemazione dell’area archeologica è stata progettata, di concerto con la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeo-logici di Roma, da Presint Engineering s.r.l. sotto la direzione dell’Arch. F. Boria. Insieme a lui si vogliono qui ricordare l’im-pegno, mai venuto meno, dell’Arch. P. Andreolli e la cortesia del Sig. V. Pallotta.
Scavo e valorizzazione di una villa rustica
nell’area commerciale di Castel Romano (Roma)
Margherita Bedello Tata - Lucia Suaria
56 M. Bedello Tata - L. Suaria
Fig. 2 - Stralcio del F. 31 Sud della Carta storica del Comune di Roma.
zandosi in uno studio di impatto ambientale, effettuato in vista della trasformazione del-la zona in senso industriale e commerciale e recentemente della conversione a parco di divertimenti (Cinecittà World) degli Studi Ci-nematografici De Laurentiis. In quest’ottica si è lavorato, impostando rapporti di collabora-zione tra la Soprintendenza e i vari commit-tenti facenti capo al Consorzio per lo sviluppo industriale Roma-Latina3. In un clima di effi-cace cooperazione e con fondi privati, sotto l’egida della Soprintendenza, si è dato inizio a indagini preventive attraverso lo strumen-to delle ricognizioni, che hanno confermastrumen-to e integrato i dati provenienti dalla letteratura archeologica4. Ciò ha consentito di inserire le ricerche sul comprensorio di Castel Romano in una cornice territoriale di ampio respiro, anche se il quadro archeologico della zona, vasta e sostanzialmente poco nota, resta
an-3 Anche in questo caso si è rivelato di grande aiuto l’ac-cordo con la committenza, nel caso specifico rappresentata dall’Ing. I. Pasquetti, cui va il nostro ringraziamento.
4 Una esaustiva campagna di ricognizioni è stata pro-mossa con fondi del Consorzio per lo sviluppo industriale Roma - Latina, mentre un primo studio di impatto ambientale è stato realizzato da Cinecittà World, sempre in pieno accordo con la Soprintendenza Archeologica.
cora in gran parte da comprendere, seguendo da presso ogni moderno intervento.
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Scavo e valorizzazione di una villa rustica nell’area commerciale di Castel Romano (Roma)
Fig. 3 - Castel Romano. Villa, foto da pallone (foto Mario Letizia).
Fig. 4 - Castel Romano. Villa, rilievo Società Land s.r.l.
Presenze preistoriche, riferibili a stanzia-menti non necessariamente stabili, sono state individuate in località La Santola e il Quar-taccio (fig. 2, nn. 5 e 6). A Le Macchiozze (fig. 2, n. 7) è stato identificato l’unico sito ove la posizione elevata, favorita in basso dal pas-saggio di un corso d’acqua, e la concentrazio-ne di materiale litico sembrerebbero dare ad esso carattere di maggiore stabilità.
La frequentazione di età romana, testi-moniata dalla presenza di concentrazioni di frammenti fittili in vocabolo l’Albuccieto (fig. 2, n. 1) e presso gli stabilimenti Bridgestone
(fig. 2, n. 3), viene oggi confermata dal ritro-vamento dell’insediamento in oggetto, che costituisce una testimonianza preziosa per la conoscenza del popolamento e dell’utilizzo agricolo dell’area ormai in età storica (fig. 2, n. 8), aggiungendosi al sito già indicato come villa al n. 141 della suddetta Carta.
58 M. Bedello Tata - L. Suaria
Fig. 5 - Castel Romano. Villa, attuale sistemazione dell’area archeologica (Google Maps).
La struttura antica, conservata parzial-mente, occupava la sommità di un modesto rialzo di terreno, dominante una zona piatta, oggi arida, indagata completamente per fitte trincee fino allo strato vergine.
L’area archeologica, conservata a livello di fondazione a causa delle attività agricole e di distruzioni operate in tempi relativamente recenti, si riferisce alle strutture superstiti di una fattoria, di cui è stata delimitata l’esten-sione residua. I risultati, riportati nella car-tografia generale, sono stati documentati, in corso d’opera, da foto da pallone e da una attenta documentazione scientifica, grafica e fotografica (figg. 3, 4).
Una volta esaurita la ricerca tramite una breve campagna di scavo esaustiva, le strut-ture antiche sono state ricoperte con tessuto geotessile a contatto e poi con terreno sterile, per impedirne la nociva esposizione agli agen-ti atmosferici. Il sereno clima di cooperazione istauratosi con la committenza ha fatto sì che si studiasse insieme un modo per rendere vi-sibile al pubblico la zona archeologica, facen-done parte integrante del moderno complesso commerciale, attraverso semplici, ma efficaci provvidenze finalizzate alla valorizzazione e fruizione. Con questa finalità la lettura visi-va del complesso, salvisi-vaguardato nell’ambito dell’area occupata dal Centro commerciale, è
stata ottenuta riproducendone su un piano di riporto le linee essenziali della planimetria, rilevata topograficamente. Il sistema distri-butivo degli ambienti e delle murature è stato riportato sulla superficie con ghiaia contenuta tra due lamine metalliche infisse nel terreno per una profondità che non intacca le sotto-stanti strutture antiche (fig. 5). Accanto all’a-rea archeologica, così riprodotta e inserita in un’area a verde di cui si è disposta una rego-lare manutenzione, sono stati collocati pan-nelli didattici, che permettono di allargare lo sguardo anche sul territorio circostante e sulle problematiche rilevate e condivise nel corso delle ricerche che hanno preceduto la costru-zione del nuovo polo commerciale.
Grazie dunque alla collaborazione tra le parti concorrenti, committenza privata e Sta-to, si è giunti a un risultato virtuoso, poiché la tutela del complesso antico, perfezionata nel 2012 con un vincolo archeologico, e la fruizio-ne sono state realizzate fruizio-nel rispetto delle esi-genze di conservazione e di valorizzazione, senza che il moderno fosse di sacrificio per l’antico e viceversa.
Le strutture antiche
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Scavo e valorizzazione di una villa rustica nell’area commerciale di Castel Romano (Roma)
in seguito allo scarico di materiale edilizio moderno proveniente dalle attività costrutti-ve delle zone circostanti. Lo scavo ha subito mostrato come questo piccolo rialzo avesse, invece, un’origine assolutamente naturale. Il sito, evidentemente proprio per la sua posi-zione leggermente sopraelevata e per l’antica viabilità diretta verso il territorio lavinate, in vista di un sottostante intreccio di compluvi, fu prescelto per posizionarvi una fattoria. Le indagini hanno consentito di riportare alla luce un complesso articolato in almeno tren-ta ambienti che non rappresentren-tano la totren-talità della villa che, in origine, doveva estendersi ulteriormente verso ovest ove risulta oggi par-zialmente distrutta (figg. 3-4).
Le strutture murarie individuate si conser-vano solo a livello di fondazione e non vi sono stati rilevati piani pavimentali: le continue arature, cui l’area è stata sottoposta nel tempo e di cui rimangono cospicue tracce sulle cre-ste dei muri, hanno determinato la scomparsa di qualunque elemento utile sia alla ricostru-zione dell’utilizzo dei vari ambienti, sia alla definizione di un ambito cronologico più spe-cifico per il quale ci dobbiamo affidare, esclu-sivamente, ai materiali rinvenuti nell’humus e/o nei pochi strati integri individuati. Il fatto che non siano state trovate tessere di mosaico, mattoncini di spicato o altri elementi relativi a pavimenti, permette di ipotizzare che questi, come spesso accade in ambienti rustici, fos-sero costituiti da battuti in terra. Non si può comunque escludere che parte del settore abi-tativo sia andata perduta assieme ad arredi interni a causa delle numerose trasformazioni subite da questo comparto dell’agro romano. Benché la perdita di ampi settori dell’edificio e la lacunosità delle strutture ne consentano solo l’analisi planimetrica si è scelto di for-nirne una notizia preliminare utile alla cono-scenza del popolamento di questo territorio finora avaro di ritrovamenti5.
La lettura planimetrica del complesso con-sente di individuare fondamentalmente due
5 Come si evince dalla carta archeologica in calce a De Franceschini 2005, è necessario colmare anche l’ampia la-cuna esistente nell’area costiera di Roma, oggetto per anni di ricognizioni e scavi condotti a scopo di tutela dall’ex Soprin-tendenza Archeologica di Ostia. A questo proposito è in pro-getto riunire in unica sede i risultati di tali ricerche, ancora in parte inediti o dispersi tra varie pubblicazioni.
aree, caratterizzate dalla presenza di muri eseguiti con tecniche edilizie diverse, fisica-mente separati da una canaletta in opera la-terizia che attraversa l’insediamento con un orientamento nord-sud. A nord-ovest della canaletta si riconosce il settore produttivo, mentre ad est una serie di ambienti di ampie dimensioni fa ipotizzare che quest’area faces-se parte dell’ala abitativa.
Il settore produttivo, orientato secondo l’asse nord-ovest/sud-est, è contraddistinto dalla presenza di ambienti di piccole dimen-sioni, all’interno di alcuni dei quali sono stati rilevati degli apprestamenti quasi sicuramen-te legati a lavorazioni non meglio identificasicuramen-te. Il riferimento specifico (fig. 4) è agli ambienti 21 e 24 dove sono presenti due dolii interrati, di cui uno (ambiente 21) di notevoli dimen-sioni, e agli ambienti 8, 17 e 25 ove sono state individuate vaschette e piani di lavorazione. All’interno del vano 8 è stata riportata alla luce una canaletta con spallette realizzate con lastre di peperino poggiate su uno strato sab-bioso, pendente gradualmente in direzione dell’ambiente 17, ove la presenza di una va-schetta in peperino fa pensare alla lavorazio-ne di prodotti liquidi. Anche lavorazio-nell’ambiente 25 è stata individuata una vaschetta a blocchi di peperino con un pavimento di recupero re-alizzato in rozzo opus spicatum. Le murature più antiche di questo settore sono realizzate a secco con blocchi di peperino più o meno rozzamente squadrati e con spezzoni informi sempre di peperino. Purtroppo non vi è alcun indizio che chiarisca se le tecniche costruttive osservate corrispondano a fasi cronologiche diverse ovvero servano a perimetrare vani ulteriormente frazionati all’interno. Sono pre-senti anche ambienti realizzati con cortina in rozza opera laterizia (tegole, laterizi di diver-sa pezzatura, materiale eterogeneo) e opera cementizia, forse riconnettibili a una ristruttu-razione del settore sud effettuata in concomi-tanza con la costruzione della parte abitativa.
60 M. Bedello Tata - L. Suaria
Fig. 6 - Castel Romano. Villa. Dolium glirarium, parte esterna.
con i piccoli vani dell’ala ovest. Da un punto di vista costruttivo questo settore, così come ap-pare a scavo ultimato, sembrerebbe posterio-re aquello rustico, sebbene risulti essere stato preceduto da strutture murarie, rasate, residue all’interno dei vani 1 e 6 a.
Nonostante che lo stato di conservazione del complesso nel suo insieme ci offra un quadro ampiamente lacunoso, la presenza di struttu-re murarie a secco fa ipotizzastruttu-re una datazione piuttosto precoce per il primo impianto, da por-si intorno al III secolo a.C., peraltro con la con-ferma di alcuni frammenti ceramici diagnostici. Restano invece dubbi circa la durata di utilizzo, che sembra comunque subire una battuta di arresto in età imperiale, in accordo con quan-to rilevaquan-to in altri setquan-tori di quesquan-to terriquan-torio. A riguardo si segnala la presenza di ceramica a vernice nera e di sigillata italica, mentre prati-camente assente risultala sigillata africana.
La maggiore quantità di frammenti cera-mici a vernice nera, per lo più coppe con pie-de ad anello e stampigli sul fondo, proviene dallo scavo degli ambienti del settore produt-tivo. Da citare un frammento con bollo circo-lare compreso entro due cerchi inscritti l’uno nell’altro, che si prolunga a formare quattro palmette stilizzate, impresso sul fondo di una patera, che ha confronti con un bollo attestato su frammenti di ceramica campana B databi-le dalla fine del II alla metà del I secolo a.C.6 Ancora sono state trovate coppe frammenta-rie con bolli costituiti da rosette a otto petali in rilievo, di probabile produzione etrusco-lazia-le7, inquadrabili nel III secolo a.C.
6 Bernardini 1986, 205, n. 211. 7 Bernardini 1986, 196, n. 11.
Ad eccezione di un coltellino in ferro, non sono stati ritrovati utensili o arnesi indicati-vi di attiindicati-vità specifiche. Attenzione merita il ritrovamento di alcuni frammenti, all’interno dell’ambiente 12, nel settore rustico, riferibi-li ad un dolium glirarium dalle spesse pareti munito all’interno di cornicioni elicoidali per l’allevamento di ghiri (figg. 6-7)8. Il gran-de contenitore, purtroppo incompleto, trova confronti in Campania, Lazio, Umbria ed è indicativo dell’esistenza di un tipo di alleva-mento, in genere condotto in appositi spazi9, gliraria, ricavati nelle abitazioni di campagna a scopo alimentare.
Resta da sottolineare, in conclusione, come la irreversibile alterazione del paesaggio ren-da difficile rintracciare le finalità dell’insedia-mento che ha restituito, oltre al glirario, do-lii e materiale fittile ed edilizio modesto, ma indicativo di un’economia basata su piccolo allevamento e agricoltura10.
8 Masseti 2008, 192, fig. 12, 7.
9 Il glirarium era una sorta di piccola riserva ricavata nelle case di campagna o nei settori rustici delle villae, ove i contadini allevavano i ghiri, ingrassandoli con ghiande e casta-gne nell’oscurità di grandi giare chiuse da coperchi . Ne recano testimonianza Varrone (R.R. 3,15) e Plinio (N.H. VII, 224).
10 Gli stessi criteri valgono anche per i siti individua-ti nel corso di ricognizioni: Di Giuseppe 2005, 8-9. Lo stu-dio del materiale di Castel Romano, conservato nei deposi-ti dell’ex Soprintendenza Archeologica di Osdeposi-tia, potrà forse dare adeguate risposte.
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Scavo e valorizzazione di una villa rustica nell’area commerciale di Castel Romano (Roma)
Abbreviazioni Bibliografiche
Bernardini P. 1986, Museo Nazionale Roma-no. Le ceramiche V,1. La ceramica a vernice nera dal Tevere, Roma.
Carta storica 1982-1988, Carta storica, archeolo-gica, monumentale e paesistica del suburbio e dell’a-gro romano, Comune di Roma, Firenze.
De Franceschini M. 2005, Ville dell’agro ro-mano, Roma.
Di Giuseppe H. 2005, Villae, villulae e fattorie nella Media valle del Tevere, in Santillo Frizell B., Klynne A. (eds.), Roman villas around the
Urbs. Interaction with Landscape and environ-ment, Proceedings of a Conference held at the Swedish Institute in Rome, September 17-18 2004 (The Swedish Institute in Rome. Projects and Seminars, 2), Rome, 7-25.
Nava M.L. (ed.) 2009, Archeologia preventiva.
Esperienze a confronto, Atti dell’incontro di
stu-dio, Salerno 3 luglio 2009, Venosa.
Masseti M. 2008, Uomini e (non solo) topi. Gli